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martedì 8 dicembre 2009

Il giro del mondo in barca a vela, facendolo partire dal costruirsi la barca!


In realtà devo dire che già dalla mia primissima barca (un mitico moschiter), le mie prime navigazioni, i miei primi viaggi e traversate ho sicuramente capito come siano state tutte parte integrante e di avvicinamento a quello che è uno dei miei due sogni che ho sempre avuto già da bambino.

Si erano due i sogni che ho sempre avuto, ed uno è già stato realizzato essendo già andato in America a vela  più volte, e l'altro di fare il giro del mondo in barca a vela.

ciao a tutti ebbene si ci sono ancora ancora vivo anche se non posso negare che ultimamente ho un p'ò trascurato questo blog  e sinceramente vorrei condividere con tutti il perchè, visto che oltre tutto siete sempre più numerosi di quanto in realtà merito.

E quindi è per me il minimo che posso fare, è di rendervi partecipi del momento anche se non fisicamente per mare si vive chi come me, si ritrova a dover tornare a quella che è la vita convenzionale,  diciamo normale dopo anni di vita in barca addirittura in altri paesi e contesti.

Come molti sapete da quando mi sono deciso di vendere Eldoran a S. Domingo ed affrontare ciò che ormai non potevo più rimandare, l'operazione alla bocca che come molti già sanno, e comunque immaginerete non è stata una passeggiata affrontare.

Oltre il fatto tecnico dell'intervento in se ha previsto di stare quasi 5 mesi senza un dente in bocca, credo sarebbe stata dura per chiunque ma per me che in più conducevo uno stile di vita che tutti sappiamo è stato sicuramente e doppiamente uno stravolgere il corso naturale della mia vita.

Anche se nulla di grave è stato un lungo e lento recupero che oggi, oltre avermi restituito il sorriso, mi restituisce quella libertà di testa, che ormai questo impegno inderogabile non mi permetteva più d'avere e che erano ormai anni che rimandavo, ma oggi sono già passati quasi due anni e non posso negare che al di la della cosa positiva di avere fatto ciò che avrei comunque dovuto fare mi accorgo quanto ormai appartengo a quel tipo di vita per mare ,

e quanto sono un disadattato ed un emarginato se solo oggi pensassi di volermi reinserire a fare una vita convenzionale. E che quindi devo sbrigarmi ed attivarmi a ridarmi delle mete marine e che appartengono al mio mondo ed è per tutto questo che ho forse trascurato un pò anche questo blog.

Praticamente sono in un momento di scelte che devo incominciare a programmare a lungo medio termine, se nella mia vita come ho sempre sognato e fin qui agito vorrò fare il mio giro del mondo in solitario. 

Solitario nel senso che come al solito non sarò il solitario autentico, perchè non navigo da solo esclusivamente e necessariamente, ma semplicemente come nella vita, e quindi anche per mare, mi piace imbarcarmi nelle mie iniziative potendo contare solo su me stesso, e perchè l'esperienza mi insegna che nell'andar per mare e facile ritrovarsi da soli, quanti dovevano partire, fare e dire e poi sono sempre rimasto da solo con la mia amata barca appena arrivava settembre e le prime perturbazione l'inverno!!!

Ma questo significherà che nuovamente da solo con le mie possibilità e capacità dovrò innanzi tutto riarmare una barca utile, quindi quella che alla mia quarta barca e 43anni di età, anche se nulla è definitivo nella vita, la vorrei ritenere essere la mia ultima barca.

La barca definitiva ossia la barca che poi una volta fatto il mio giro del mondo, che con la testa con cui parto non so neanche se potrà mai finire  il mio giro del mondo, non cambierò più e che dovrà essere poi anche la mia casa dove vivere e possibilmente invecchiare serenamente.

E capirete che per avere questo tipo di barca o aspettative non posso ripartire come ho sempre fatto andando a scovare nei porti barche di valore semi abbandonate da riportare a nuova vita per mare come del resto è stato  sia per katerina, per York e poi anche per Eldoran.

Ed allora starete pensando?

Beh posso dirvi quali sono le mie conclusioni, le mie scelte e a quale tipo di progetto. Innanzi tutto mio malgrado sto andandomi a comprare subito per poter navigare e vivere in mare anche solo qui davanti, una barca che abbia mercato nel senso che si rivenda facilmente sotto i dieci metri (non voglio neanche rinnovare la patente nautica), e contemporaneamente a seguire il mio lavoro sul Web, ho già trovato un terreno, dove sto armando una specie di serra/capannone dei tunnel di plastica trasparente dove sotto incomincioto a allestire il cantierino, tutti gli attrezzi necessari a costruimici la mia futura barca/casa con cui partirò per il giro del mondo.

Non nego che in questi giorni ho dovuto fare queste scelte non semplici e facili se intraprese sul serio, come ad esempio l'accettare di dovermi intanto rifare una barca potremo dire provvisoria che mi dia intanto la possibilità di vivere non a casa e non intendo fisicamente ma comunque per mare ed in barca che è una condizione che ho capito essere necessaria.

Ho capito e dovuto accettare che se voglio riuscire ed avere davvero la possibilità di portare a termine questi miei progetti non può essere a prescindere del vivere in mare in barca anche qui in porto.

Quindi chiunque abbia un'occasione vera di una qualche barca come ho detto sotto i dieci metri, che abbia un suo mercato ad esempio un comet se non sbaglio potrebbe essere indicativo un qualcosa del genere, pago contanti se vera occasione, logicamente vale da qui massimo dopo Pasqua.

Per quanto riguarda il terreno devo prenderla molto tranquillamente e metto in preventivo di poter partire indicativamente fra tre anni, quale tipo di barca costruisco e come, be una cosa alla volta magari potrà essere argomento dei miei futuri post.

E inutile dire che continuerò a tenervi informati anche se mi farebbe piecere avere in tutto questo da voi consigli, suggerimenti, critiche o che so io. Ma come al solito anche se so dalle statistiche di accesso al blog che siete numerosi ma poco partecipativi.

una buona giornata alla prossima da
_/)pipposail

sabato 28 marzo 2009

Giro del mondo in solitario, effettuato da un ragazzo sedicenne!


Ciao a tutti un riflessione estemporanea che ho appena finito di fare visitando un sito di un amico skipper che voglio così di getto condividere con tutti voi,

ma non senza prima chiedervi però di riconsiderare il primo passo che necessita per diventare dei veri navigatori velisti,

ossia quella di avere acquisito e preso coscenza intimamente e che a questo mondo ci sia sempre e comunque da imparare,

e non bisognerà mai sentirsi degli arrivati!!! Tanto più se ad insegnarti qualcosa come è successo a me questa mattina scopri con stupore e piecere che può essere un ragazzo di appena 16 anni.

Bene fatta questa piccola premessa in virtù dell'ammirazione che ho avuto scoprendo il sito web di
Zac Sunderland
un ragazzo californiano appena 16-sedicenne quando, il 14 giugno 2008, è partito da Marina del Rey, in California,

è partito per un a navigazione a dir poco di tutto rispetto ed affascinante che inoltre lo farà entrare nel Guinnes dei primati come essere il più giovane skipper ad effettuare il Giro del Mondo in barca a vela in solitario.

Il fatto perchè io ne tragga un duplice insegnamento da questo ragazzo è che (anche se poi in realtà credo che questa sia materia che debba far parte necessariamente del bagaglio di cose da sapere di un navigatore moderno):

E popo di meno che spulciando un pò nel suo è anche un web master ed un'esperto di internet professionale, con un suo catalogo online di prodotti e soluzioni per il web, insomma sta facendo ciò che è praticamente nei miei progetti.

Ed il tutto basterebbe, e credo potrebbe già essere sufficiente e soprattutto per me di grande insegnamento ma, come se non bastasse, Zac sta compiendo questo viaggio con la sua barca Intrepid, un Islander in vetroresina del 1972, di appena 36 piedi, con poche modifiche ,

praticamente una di quelle barche che potremo avere e permetterci più o meno tutti, nel seno che come potrete vedere anche da voi stessi, dai vari strumenti evoluti che Zac usa e dimostra di conoscere molto bene per farsi conoscere e condividere la sua esperienza.

Infatti, oltre un suo sito web principale, ha anche un blog, ed un canale You Tube da cui io non ne ho potuto trarre altro che insegnamenti ed ammirazione per un ragazzo che davvero per l'età che ha mi verrebbe solo d dire quando ha appreso tutte queste cose?

alla prossima una buona giornata da: /)pipposail

martedì 13 gennaio 2009

La Vendée Globe - Capo Horn una barca si rovescia,la barca che porta soccorso si danneggia e disalbera.



Ciao a tutti, un riassunto di ciò che successo e mi ha colpito negli ultimi giorni alla Vendèe Globe.Riassumere e ricostruire ciò che sul sito ufficiale è scritto in Francese e/o in Inglese, per noi Italiani non è certo cosa che ci permette di poter seguire questa fantastica regata attorno al mondo in solitario in modo veloce ed intuitivo, ma ci costrince come minimo a doverci avvolte applicare non poco da come è impostato il sito ufficiale che è addirittura in francese.


E nessuno ha ritenuto opportuno di pubblicare anche una buona versione tradotta in lingua Italiana e questo conferma, e fa denotare maggiormente il fatto che a mio avviso unico neo di questa favolosa corsa, che a questa edizione della Vendée Globe non c'è nessun concorrente Italiano in gara.

Ma comunque avendo tradotto studiato le carte e letto tutto anche per un mio vero appassionato interesse a seguire e coinvolgermi in questa fantastica regata in solitario intorno al modo, e quindi cercherò di riassumervi un po' il tutto:

I colpi di scena tra il gruppo di testa anche drammatici si sono susseguiti soprattutto nella notte della Befana il 6 e il 7 gennaio. Arriva alla base operativa della regata un SOS radio di Jean Le Cam che, a bordo del suo VM Matériaux, in terza posizione.
Le Cam praticamente urla per radio di aver probabilmente urtato un qualcosa e che la barca si stava rovesciando e poi il silenzio radio ed il tutto mentre la barca si trova a 200 miglia a ovest di Capo Horn.

In Cile si organizza la partenza di elicotteri e si dirige subito verso il punto dell'accaduto Vincent Riuo che lo seguiva in 4° posizione, e col suo PRB era circa 200 miglia dietro a Le Cam, informato dell'accaduto fa prua su Jean Le Cam, e la barca che intanto si deduce che è sicuramente rovesciata dopo aver perso il bulbo.

Le Cam, fa in tempo a prendere con la sua muta e tutto il pacco di sopravvivenza e si rifugia nel vano di prua che emerge un po’ di più dall’acqua che mediamente non scordiamo è ad una temperatura di 5 gradi e Le Cam sa bene che uscire e/o rimanere fuori significherebbe rischiare l’assideramento in poco tempo.

Ad arrivare sul posto per primo non è l’apparato di soccorso da terra, ma l’amico (ed avversario) Riou. Il quale nel pomeriggio di martedì avvicina il suo PRB allo scafo rovesciato e urla più forte che può. Da dentro il guscio capovolto Le Cam sente e risponde con grida che possono essere di sollievo. Allora il naufrago si prepara ad uscire.

E inutile dire che a questo punto almeno a noi Italiani non può tornare alla mente la stessa vicenda che capitò al nostro Giovannino Soldini nazionale quando quasi alla stessa maniera recuperò la Isabelle Autissier.

Comunque Le Cam deve traversare tutto lo scafo sommerso fino a poppa dove, quando un’onda alza la poppa della barca lui ha la possibilità di aprire la botola di sicurezza e ad uscire sulla pancia dello scafo aggrappato e facendo conto di sorreggersi su una deriva Riou è pronto.

Prova a fare passare PRB vicinissima a VM Matériaux in modo che Le Cam possa aggrapparsi e saltare al volo a bordo..........Ben al quarto passaggio passa vicinissimo e la manovra riesce e il naufrago è salvo a bordo di PRB.

Ma anche se e bene ciò che poi conta in questi casi e salvare la vita,la fortuna non ha dato proprio il massimo perchè durante l'ultimo passaggio, quando Riou porta la sua barca a rasentare lo scafo rovesciato, in realtà urta un autrigger (crocetta sul ponte che serve a sostenere l’albero alare, urta contro una chiglia e il suo attacco viene sezionato.

E tutti e due esperti navigatori sono consapevoli che in quelle condizioni l’albero può venir giù da un momento all’altro. Quindi strambano per portare il carico delle vele sull’altro bordo e intraprendono una riparazione di fortuna, un rinforzo a modo di legatura che gli potesse almeno permettere di poter riuscire a raggiungere la costa della Patagonia.

Ma non serve a nulla, neanche qualche ora a far rotta verso la Patagonia ed il rinforzo cede e l’albero crolla disastrosamente in coperta. Per fortuna e grazie al cielo nessuno dei due si ferisce, ma la barca è paralizzata perché l’attrezzatura necessaria per una vela di fortuna si è persa in mare. Così Riou preferisce chiedere soccorso e PRB viene rimorchiato da una vedetta della marina cilena verso Puerto Williams.

QUINDI Ricapitolando: Un solitario ha rischiato veramente di rimetterci la pelle. Un suo compagno d’avventura l’ha salvato con una manovra ardita e rischiosa. Tanto rischiosa che ha provocato il successivo disalberamento. Due fortissimi e favoriti skipper, che potevano aspirare certamente al podio, sono fuori dai giochi. Ed allora se non faccio casini, al momento sono 18 i solitari che si sono dovuti ritirare. Ne rimangono quindi per il momento in gara 12, meno della metà di quanti sono partiti.

A questo punto senz'altro qualcuno affermarà.
Una strage!!! Ma perchè farla???

La situazione vista per alcuni aspetti lo potrebbe davvero essere, ma se poi si andasse a guardare bene i numeri sono nella media e non è una novità e come nella storica altre edizioni. Certamente ora incomincerà tutta quella polemiche!!! Su che senso ha correre a questi livelli di esasperazione e rischio, e così via, ma questo lo sappiamo ed è risaputo che fa parte del circo mediatico.

Ciò che invece è interessante seguire è quella che in queste gare stanno sempre più testando essere se vogliamo nuova filosofia di navigare il cattivo tempo, che vede barche che devono planare sulle onde, correre più di loro, ed essere per questo molto leggere, beh su tutto questo anche se potrei avere delle mie idee non mi pronuncio più di tanto,

in quanto sono poi convinto che ogni tipo di cattivo tempo e ogni azione sia consequenziale e soprattutto contestuale al momento per cui non saprei... ma risponderei alle solite polemiche sulla sicurezza e su quanto poi siano solide queste barche e se la nuova filosofia,

il novo approcciò, delle barche leggere va lasciato proseguire, secondo me non è neanche da discutere certo che si. Comunque questo un altro argomento ancora, per ora torniamo ai 12 che sono ancora rimasti in gara, e stanno risalendo l'Oceano-Atlantico.

- Primo -
ormai da più giorni il “Professore” (i velisti francesi lo chiamano così) Michel Desjoyeax che su Foncia come un pazzo a tenere la barca alla frusta o piede sull’acceleratore, doppiato Capo Horn (ha già percorso 900 miglia dopo averlo doppiato) ha fatto faville lungo la costa argentina e continua ad essere decisamente più veloce del suo diretto avversario,
- Secondo - Roland Jourdain che lo segue su (Véolia).
-Terzo - Armel Le Cléac’h (Brit Air) Ma non bisogna scordarsi di elogiare e secondo me come del resto a lei ho già ieri un post anche la bella inglese:
- Quarta - Samantha Davies (Roxy) che non ha mai mollato, malgrado le durissime condizioni metereologiche, e si ritrova adesso in una splendida 4° posizione e davvero in splendida forma a darci prova nei video quanto equilibrio psicologico questa ragazza ci sta dimostrando di avere dopo decine e decine di giorni di mare in completa solitudine alle basse latitudini.
La situazione attuale vede: MichelDesjoyeax (Foncia) RolandJourdain (Véolia) a 105 migliaArmel Le Cléac’h (Brit Air) a 720 m.SamanthaDavies (Roxy) a 1.89


Una buona giornata alla prossima da:
/)pipposail

venerdì 19 dicembre 2008

Padre e figlio si lanciano nel Giro del Mondo a Vela senza scalo sulla rotta dei Clipper



Salve oggi vi segnalo il sito di due amici velisti navigatori di quelli che sicuramente non ce ne sono soprattutto di Italiani poi ancora molti e trattasi di:

Pietro-Fresi e Vittorio-Fresi,

la cosa che sicuramente non passa inosservata assieme alla eccezzionale impresa che si accingono a compiere, è a mio avviso il bellissimo fatto di essere padre e figlio, cosa a mio avviso degna di nota ed di attenzione.

E che saranno sicuramente entrambe un gran padre ed un gran figlio per potersi imbarcare assieme in una così estrema impresa avventura se vogliamo soprattutto interiore.


Attualmente sono in navigazione alle basse
latitudini esattamente potete vedere la loro posizione attuale Qui a compimento del loro Giro del Mondo a vela (senza scalo sulla rotta dei Clipper),

ed infatti a queste famose navi a vela che a quei tempi erano molto comuni e numerosissime in quanto regolavano il commercio delle merci in tutto il mondo
,

ed appunto alla alla loro arte del navigare alla loro cultura marinara che a bordo di tali navi a vela da carico veloci che si ispirano e rifanno.

I Clipper erano navi a vela che seguivano questa rotta per via che ancora non esistevano il "Canale di Panama" ed il "Canale di Suez" e quindi erano costretti a doppiare i tre capi dei rispettivi continenti, la loro caretteristica era sicuramente essere navi da carico molto veloci.

Ma devo dire che sicuramente di questa impresa
mi ha affascinato, la sua autenticità umana che ne trapela e che si avverte sicuramente essercì, e anche per questo mi va di sostenerla per quello che posso


CONSIGLIANDOVI VIVAMENTE DI SOSTENERLI
ED ANDARE A SEGUIRLI SUL LORO SITO:
www.girodelmondofresi.com
e vi assicuro che vi sembrerà di stare in barca con loro!!!
Non ve ne pentirete.


Perchè non troverete il solito giro del mondo fatto con una Super Barca, a Vela, un staff tecnico e tutto un consorzio di sponsor come solitamente si vedono presentate, e quindi anche in un certo qual modo vendute queste esperienze di viaggi estremi ai media che poi come sappiamo ci veicolano e rivendono al suo interno la pubblicità.

Niente di tutto questo almeno a me a dato questa impressione!!!
Semplicemente quello che potrebbe essere il vostro viaggio....


Un padre e un figlio che in coppia con una piccola barca in acciaio, che tutti noi potremo avere, in un viaggio, una storia in cui davvero ognuno di noi si può rivedere o anche prendere ad esempio. Ma almeno per il momento i due fantastici marinai e navigatori che hanno a mio avviso la fortuna di viversi questa fantastica esperienza velica ed umana e quindi anche tutto il diritto della cronoca restano e sono: Pietro Fresi (noto Piero) Vittorio Fresi


Una buona giornata
alla prossima
da :
/)pipposail

- Skipper and Pubblishers -

venerdì 28 novembre 2008

Vendèe Globe! Il Giro del Mondo in Barca a Vela unico rammarico nessuna barca Italiana!

La Vendèe Globe si sta regatando senza una benchè minima presenza Italiana!!!

Del resto anche se per tutti noi sarebbe stato lui l'uomo, lo skipper il nostro Giovannino nazionale, (Giovanni Soldini)

che avremo nella quasi più completa unanimità voluto vedere alla partenza di questa corsa regata che si disputa ogni 2 anni.

Anche se
a lui non gli si può di certo dare delle colpe, non può di certo stare da tutte le parti, ma il grande rammarico credo per tutti gli appassionati di questo genere di vela, (che ritengo non abbia nulla a che fare con ad esempio il Mace Race) è di seguire questa edizione della Vendèe Globe e dover constatare che dopo grazie anche a Giovanni Soldini che ci ha entusiasmato e fatto appassionare a questo genere di sports estremo, oggi nessuno partecipi per i nostri colori.

Ed avere riprova che in ambito di navigatori moderni che l'Italia latita quasi del tutto da calcare le regate e le corse più importanti internazionalmente se non appunto tanto quanto ci ha saputo regalare il grande Giovanni Soldini, in passato.

Nessuno pare ne abbia in un certo qual modo ereditato la sua grande classe da campione e marinità, oltre che da campione anche e sopruattutto prima di ogni altra cosa da marinaio.

Quindi non è tanto il non vedere lui ripartegipare alla Vendèe Globe, Il Giovanni nazionale della vela Italiana, che ripeto lui ha gia dato, ma il prendere atto e vedere come in questo sport nessuno ne abbia ereditato la classe, l'umiltà e marinità,

di chi per un periodo ci ha fatto sperare che gli Italiani potessero primeggiare anche in questro sports.

Forse anche per questo l'abbiamo snobbata per un paio di giorni, ma non scordiamo che si sta correndo in tempo reale!!!

Ed è sempre una Vendèe Gloobe resta ed è sempre una reagta che si corre in solitari attorno al mondo senza stop, assistenza od altro tipo di aiuto .

Come si fa essendo magari anche degli appassionati velisti navigatori a non dargli un'occhiata? http://www.vendeeglobe.org/fr/

Bene allora state un pò a sentire; la loro corsa a 18 giorni 21hore dalla partenza continua praticamente in flotta verso sud,

anche se si incomincia ad intuire l'arco che segnerà sulla carta nauitica, la lunga accostata che porterà totta la flotta ad avere una relativa nuova rotta verso est alla volta di poter mettersi di poppa il Capo di buona speranza,

che è l'untimo lembo di terra del continentre Africano verso sud, ed il primo vero grande capo da superare in questo davvero estremo giro del mondo in barca a vela solitario.

Attualmente vi è alla prima posizione un testa a testa tra
  1. Loïck Peyron - Gitana Eighty2 -
  2. Sébastien Josse - BT3 -
  3. Armel Le Cléac’h - Brit Air
buona giornata
/)pipposail

mercoledì 26 novembre 2008

Francis Chichester la storia del suo giro del mondo con il “Gypsy Moth IV”




Dopo aver circunnavigato il mondo in solitario Il 28 maggio 1967 si concludeva dopo 9 mesi di completa solitudine una memorabile impresa da record che entrerà di buon diritto nella storia della vela e non solo.

Già dalle prime ore del mattino si incominciarono sui moli del porto di Plymouth ad accalcare un pubblico fatto di migliaia di appassionati che non si erano mai visti prima per per questo genere di imprese o accadimenti, e che lo vollero riceve e acclamarlo.

Ed il 65enne Francis Chichester entrò con il suo yacht “Gypsy Moth IV” nel porto di Plymouth dove fù accolto con un 'entusiasmo forse anche inaspettato. Al suo rientro al porto di Plymouth Il navigatore, scrittore inglese,aveva fatto 29.630 miglia battendo diversi record.


Oltre al fatto già non trascurabile che Francis Chichesterche quando compi quest'avventura aveva 65 anni e che ha circumnavigato il mondo non scordiamo passando per i Capi di Buona Speranza e il Capo Horn e quindi alle basse latitudini dei 40 urlanti e 50 ruggenti, 

Non solo è riusci'a fare il giro del mondo in una piccola barca a vela (16,5 m) ma anche nei tempi più brevi mai realizzati, ed anche pasando per il tragitto più lungo senza soste per le prime (15.500 miglia marine).

Il tutto ebbe inizio il 27 agosto 1966, già con una partenza non certo che prometteva bene
infatti prima della partenza il velista subisce un incidente e si ferisce a una gamba, in modo tanto grave da poter a malapena camminare.


Inoltre, sente che la barca a qualcosa che non va e qualche cosa ancora da modificare nell'armamento.

La barca che si è costruito con le sue mani per il viaggio pesa (11,5 t), e gli risultò essere molto poco maneggevole.

Già subito dopo aver salpato da Plymouth, Chichester viene colpito dal mal di mare e,aggravato e reso ancora più dal verificarsi difetto nel sistema di autogoverno o pilota automatico.

La rotta attraverso l’Atlantico porta il navigatore lungo la costa occidentale della Spagna e dell’Africa fino al Capo di Buona Speranza.Dopo averlo circumnavigato,

Chichester prosegue verso est, diretto in Australia.Il primo porto in cui prevede di far sosta è quello di Sydney. Tuttavia, dopo aver oltrepassato il Capo di Buona Speranza, incontra tempeste e piogge violente.

Tratto dal suo libro di bordo Chichester scrive:
«Entravano molto vento e molta acqua proveniente sia dal mare sia dalla pioggia violenta. Dovevo tenermi sempre ben saldo, perché la barca rollava e le onde si infrangevano sul ponte. Dopo aver ammainato le vele, mi sono sentito male e sono sceso in cabina per sdraiarmi e cercare di dormire. È stato inutile. Mi ero appena tolto la cerata, quando la “Gypsy Moth” ha cominciato a inclinarsi...».
Tuttavia, supera la tempesta, e l’11 settembre il navigatore inglese raggiunge la fascia dei tropici.
I pesci volanti che a volte si abbattono sul ponte costituiscono una gradevole variante alla sua dieta.In questa sua solitudine Chichester fu spesso profondamente depresso, ma comunque sempre riuscendo a non perdersi mai completamente d’animo.

Il 12 dicembre 1966, dopo 107 giorni di mare e solitudine, arrivò finalmente Sydney.


Organizzo subito una conferenza stampa, dove si rivelò essere ed avere radicata dentro quella tempera e filosofia che solo i marinai di una volta a mio avviso possedevano.

Gli venne infatti fatta la fatitica domanda da un giornalista quando si fosse sentito, in tutto il viaggio fin li, più a terra e depresso? e Chichester risponde senza esitare:

«Quando è finito il gin».

Ma anche se in realtà a quel punto, Chichester ha già perso più di 15 chili di peso ed è in cattive condizioni fisiche, ma non vole neanche sentir parlare di interrompere il viaggio.


Il 29 gennaio 1967, affronta il tratto da Sydney a Plymouth, che lo porta ad attraversare Capo Horn e le isole Falkland.

Dopo meno di 100 miglia marine, la sua imbarcazione viene travolta da uno dei temutissimi cicloni che spazzano il Mar di Tasmania, ma riesce a resistere.

Nonostante il mal di mare che lo assale spesso durante le frequenti tempeste, dopo nove mesi di navigazione raggiunge Plymouth. 



Appena in tempo: dopo pochi giorni dal suo arrivo, viene ricoverato d’urgenza per un’ulcera intestinale.


La Regina Elisabetta II lo fregierà con una delle massime onoreficenze il 7 luglio successivo.

Altre notizie, per saperne di più ed approfondire ulteriomente puoi trovarle quì!
alla prossimaby-
/)pipposail

domenica 23 novembre 2008

Un' Altra bella impresa velica da poter seguire online?

Se ti piace seguire questo tipo di corse regate in solitario attorno al mondo senza scalo, non a caso credo in contemporanea in questi giorni alla partenza della Vendèe Gloobe, è partita un'altra bella impresa velica, che gli appassionati saranno lieti di seguire, ma questa volta è una corsa contro oltre tutti gli elementi già citati, anche in questo caso contro il tempo infatti sarà un precedente record che dovrà essere battuto, in tempo reale puoi seguire il tutto online qui http://www.sodebo-voile.com/accueil.html, a seguire il video che presenta l'impresa.

lunedì 10 novembre 2008

E' partita la Vende Globe giro del mondo in solitario senza scalo, è stata anche indicata come essere l'Everest della vela

Il mondo delle regate come avrete capito non è sicuramente l'aspetto che più mi attrae del mondo velico nautico in generale.

Le uniche regate che fanno eccezzione, che mi creano inevitabilmente e ugualmente molta curiosità e molta ammirazione sono le tre quattro regate che si corrono in solitario su percorsi Oceanici.

O addirittura come per la Vende Globe attorno tutto il Mondo e addirittura appunto anche in solitario su barche davvero al limite delle prestazioni.

Ed è su questi presupposti che è partita ieri da Les Sables d’Olonne è partita la regata che è già stata in passato battezzata essere l'Everest della Vela.

La Vendée Globe è una regata che si corre in solitario, senza scalo intorno al mondo passando per i sui tre capi più temuti e meno navigabili al mondo, ed è noto che all'arrivo arriveranno non più di metà delle imbarcazioni taglierà il traguardo dei 45 mila km.

Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia,


senza sapere quando, e se, si torna, I suoi skipper indicano come a bordo con loro esserci costantemente una «Passeggera clandestina chiamano paura», i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano)che hanno scelto

questo viaggio dentro se stessi prima di ogni altra cosa, in un viaggio lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.

Leggevo che statistiche alla mano la metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata.

Saranno passaggi obbligati i Quaranta ruggenti e i Cinquanta urlanti così sono state definite dalla letteratura che a descritto queste latitudini da navigare,

tanto è la durezza oltre che tecnica anche psicologica di questa corsa regata.

In questa edizione l'organizzazione dichiara aver messo ancora più presenza e cura nell'assistenza psicologica ai navigatori solitari che verranno in questa edizione maggiormente seguiti,

e potenziata dando ancora maggiore importanza all'assistenza spicologica dei navigatori. Che avranno un contatto quotidianamente con una squadra di psicologi che assisterà i concorrenti da terra via radio in modo molto specifico.

Anche se poi per chi avesse seguito le passate edizioni si ricorderà ad esempio che gli sforzi degli psicologi niente poterono fare,

nel 2001, per risollevare lo stato di debilitazione psicologica in cui era caduta la giovane Ellen Mac Arthur,

che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc di volersi ritirare e neanche gli psicologi avrebbero dato frutti se non e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro.

Sempre per rendere l'idea di quanto si possa preventivare dura questa regata, ad esempio bisogna per partecipare anche sottoporsi ad un corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio.

Anche se non obbligatoria ma risulta essere caldamente consigliata l’assicurazione sulla vita, ed effettivamente i partecipanti non si può certo dire che possano partire senza sapere per filo e segno a cosa possono andare in contro.

E che il rischio è dietro ogni onda. Spolverando la memoria alle edizioni passate nel’1996 Pete Goss trasse in salvò il rivale Raphaël Dinelli,

alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, sei mesi dopo i resti della sua barca furono trovati sulle coste del Cile.

Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore alla rambo. Lo squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio,

l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne.

La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari nei

Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno.
«Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza - ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».
Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro:
«Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente».
C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia.

Ma sta di fatto che ogni volta che parte questa regata, non riesco di fare a meno di seguirla anche se non avremo in questa edizione il nostro mitico Giovanni Soldini, forse a testimonianza proprio del fatto che difficilmente credo si possa poi avere tutta questa vocazione ad andare a navigare certe latitudini più di una volte nella stessa vita.

Come Soldini ha già navigate è più facile che si tenga strettoa questa fortuna di poterlo raccontare e si guardi bene dal riandarci, ma questa è solo una mia idea esteporanea..



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