-> ...VIVERE per MARE !!!: La barca da giramondo? Catamarano o monocarena?

sabato 17 ottobre 2009

La barca da giramondo? Catamarano o monocarena?

Durante i miei primi viaggi, le mie prime traversate sto quindi parlando solo di una  quindicina d'anni fa, incontrare un catamarano come barca utilizzata per fare il navigatore giramondo era davvero se non impossibile ma una vera eccezione.

Anche se una delle prerogative della barca da Giramondo è di dover essere quanto più possibile anche una casa ed il catamarano in questo è sicuramente favorito ha ugualmente stentato a prendere piede ed affermarsi.

E solo fino ad alcuni anni fà, la scelta del catamarano era vissuta dai più radicali e meno innovativi, quasi come un'offesa che si faceva al mondo della navigazione a vela tradizionale.

Non c'era nessun tipo di bubbio o incertezza, la barca da viaggio, denominata da giramondo, la barca oceanica

era il monoscafo dislocante, bello robusto e pesante a chiglia lunga e ancora meglio se con pozzetto centrale e con il timone profondo e raccordato alla chiglia da un robusto skek.

In questi ultimi anni invece la situazione è davvero molto cambiata.

Ricordo una volta in Africa a Capo Verde che incontrai davvero uno dei primi catamarani che mi capitava vedere alla partenza prima di una traversata atlantica.

Era un catamarano autocostruito di 10,5 metri con il quale una coppia Francese lui e Spagnola lei, due figli e due cani che provenivano dalla Francia per recarsi lui ex legionario nei territori d'oltre mare e loro possedimenti che hanno tutt'oggi i Francesi in tutto il mondo.

Fu un incontro in cui potemmo scambiarci molte idee, racconti e commenti sulla traversata su dove atterrare, ma soprattutto scambiammo anche idee sulle differenze tra le barche monocarena e i catamarani e per la prima volta potei visitare a fondo un catamarano.

I proprietari ne erano stracontenti, una delle cabine era stata trasformata in officina ed erano riusciti anche a farci stare un piccola aula informatica dove i due ragazzi studiavano,

un’altra cabina era diventata cala vele e deposito e ciò nonostante lo spazio a disposizione era ancora moltissimo e che io sappia ebbero una traversata tranquilla anche se non velocissima.


Col passare degli anni la frequenza degli incontri con i catamarani è andata sempre più aumentando fino ad oggi che incontrarli in navigazione, o averli di fianco negli ancoraggi e nei porti non è più un’eccezione ma la normalità.

Ce ne sono ovunque e cominciano a comparire, timidamente, anche i primi trimarani da crociera, e ad'oggi pare che rappresentano il 18 -20% del totale delle barche a vela in acqua.

Certamente condivido l'affermazione di chi sostiene che la Navigazione su un catamarano e su una barca a vela monocarena sia profondamente diversa.

Ed in realtà ora che su questa tipologia di imbarcazioni ci ho anche navigato una stagione !!! Credo di aver capito!!! Che in realtà sia solo un diverso modo di come andare per mare, la filosofia, diverse le dimensioni, gli sforzi, la velocità, diverso il modo di affrontare il brutto tempo.

Per capirci  meglio potremo dire che la barca a vela è immersa nell'acqua ed invece il catamarano è solo appoggiato. Se il mono-scafo solca o fende l’acqua e le onde il catamarano invece ci scivolerà sopra. Se nei mono-cocca la stabilità è data dal contrappeso che rappresenta 1/3 del peso totale di una barca, nel multi-scafo la stabilità sarà data dalla sua larghezza. E quindi più un catamarano sarà largo e più riassumendo e semplificando molto potremo considerarlo sicuro.

Inoltre il catamarano non avendo la necessita di avere un contrappeso immerso risulterà essere sempre una costruzione in proporzione molto più leggera del monocarena, e con una superficie immersa inferiore, saranno inferiori anche gli attriti con l’acqua potendo così avere velocità ben maggiori.

infatti vedremo che se una barca a vela di 12 metri in traversata si prevede possa fare una media di 100-150 miglia al giorno, su un catamarano di uguali dimensioni la media sale a 200 - 250 miglia al giorno grazie agli 8-10 nodi di velocità di crociera.

Così se su una barca a vela una traversata durerà un 25 giorni, con un catamarano si farà in soli 15 giorni il che è sicuramente un bell' andare.

Bene allora fino ad ora però non si può certo negare che ok è più stabile, più veloce, maggiori spazi, niente più rollio, un possetto grande come una piazza d’armi.

Ma i difetti, qualche svantaggio è possibile che non ce ne siano?

Beh A parte credo quelli scontati, e che tutti già conosciamo perchè evidenti tipo il fatto che i costi sia a partire dal suo acquisto, al mantenimento ed al posto in in banchina sarà tutto più caro.

Be almeno una volta la cosa che più frenava il diffondersi dei catamarani è stato sicuramente che i catamarani fossero barche intrinsecamente meno sicure perchè molto più inclini a potersi ribaltare o come si dice in gergo a "scuffiare" e non esendoci il contrappeso a non avere neanche la speranza dell'utoraddrizzamento.

Anche se a questo hanno infatti ovviato mettendo per regolamento una botola che possa essere usata come via di fuga in caso di rovesciamento e consentire all’equipaggio di poter uscire fuori anche dalla parte del fondo.

Siccome credo che la cosa di potersi anche solo immaginare in mezzo all' oceano, seduti su un catamarano rovesciato non è una prospettiva gradevole, mi premeva constatare se fosse verificabile e qual'è statisticamente fosse la vera entità dei ribaltamenti ? Quante sono le reali possibilità che la scuffia avvenga davvero?

Ricercando di ciò subito mi sono reso conto che chi provoca il ribaltamento non sarà mai il vento che spingerà o farà troppa pressione ad esempio sotto una super raffica di vento, ma bensì le onde.

Perché un multiscafo lungo 14 metri, largo quindi una decina, si inclini di 45° è necessaria un’onda alta almeno 10 metri.

Se l’onda lo coglie di fianco e se frange proprio in quel momento effettivamente non si può certo negare che non c'è ragione perchè lo scafo non si rovesci.

E che quindi automaticamente mi ponessi come seconda domanda visto che di questo potevo rispondere e saperlo in prima persona quante volte in più di ventanni di navigazioni ho incontrato onde di tale altezza???

Beh sinceramnte a me , in più di 20 anni di navigazione tropicale, non è mai successo.

Nel mare più grosso in cui mi sia capitato di imbattermi, è stato in Mediterraneo, ed non abbiamo misurato onde più alte di un max di 6-7 metri.

Certo, prima o poi può comunque succedere di imbattersi anche in condizioni eccezionali, ma anche in questo caso non e detto che tutto si debba tradurre in un roversciamento, si confida sempre ed anche nel fatto che lo skipper farà di tutto per tenere il mare di poppa o di prua, e quindi la probabilità che un ribaltamento accada realmente si riduce ulteriormente e resta una possibilità sinceramente sempre estremamente bassa.

Poi se vado indietro nel tempo a differenza di molte storie di barche a vela monocarena non ho mai raccolto resoconti di catamarani che si siano rovesciati a causa delle onde. Certamente sto considerando solo quella parte di navigatori e giramondo che già dalle latitudini tropicali in cui navigano abitualmente denotano una loro filosofia del navigare più sicuri e tranquilli che non hanno chi invece fa regate o comunque rincorre o è alla ricerca di una performance, di un record.

Infatti se si passasse dalla crociera alla regata, o dalle basse latitudini, ai 40° 50° allora le cose cambiano e di molto.

Un'altro sicuro inconveniente dei catamarani possiamo senz'altro indicarlo in un limitato rang di carico, un limite molto rigoroso e severo di peso o carico trasportabile e una notevole tecnicismo di progettazione e costruzione che trova la sua migliore in un certo senso interpretazione in uno skipper che sia a sua volta un po’un tecnico e che capisca gli sforzi dei materiali e sappia ridurre vela con molta disinvoltura.

Una volta in Martinica appena arrivati da una traversata a dir loro da paura ho incontrato un catamarano sui 12 metri che proveniva dal Sudafrica. I proprietari lo avevano acquistato nuovo sei mesi prima ed erano disperati, in traversata era successo e si era rotto di tutto.

Si erano fessurati serbatoi dell’acqua dolce, rotte due drizze, aveva ceduto una sartia, disallineata una linea d’asse ed erano comparse delle brutte screpolatura in corrispondenza della giunzione degli scafi. Un vero disastro, insomma, e lo skipper non sapeva proprio che fare per riportarlo al cantiere che lo aveva così malcostruito sgnificava dover risalire migliaia di miglia contro vento e mare? Ripararlo alla meglio e continuare verso Panama con il dubbio, legittimo, che potesse definitivamente aprirsi in due e colare a picco?

Di fatto c'è da considerare che almeno in questo unico e raro caso era la costruzione a non essere all’altezza, ma il problema tecnologico nei multiscafi è più importante che nelle barche a vela perché gli sforzi strutturali sono maggiori.

Così, più che per i monoscafi, chi acquista deve essere in grado di controllare che progetto, realizzazione e costruzione siano fatte a regola d’arte.

Questa estate poi nel porto di Trapani è arrivato un pomeriggio Pier, Francese , è sposato con Jane, danese.

Hanno vissuto in Canada, negli USA, a Tokyo in Nuova Zelanda e in Australia.

Navigano da una vita, prima con una barca classica di 44 piedi  vagabondando per 10 anni in mediterraneo e poi navigano e attraversano fino alla lontanissima Australia.

Con il progetto di vendere la barca e di stabilirsi a terra, sempre nella condizione di cambiare idea dopo un paio d’anni, farsi costruire un catamarano e poter ripartire.

Io ero alla boa e da buoni giramondo vedendomi a poppa seduto comodamente ancor prima di manovrare e attaccarsi ad una delle boe free che ci sono nel porto di Trapani, mi vengono a salutare e mi chiedono lumi sulla boa alla quale intendevano passare a loro dire solo una notte e un giorno, gli dissi che era tutto free e che erano benvenuti pensando dentro di me sono le persone giuste per chiedere un confronto e fargli l'intervista che a seguire in parte vi riporto:

Siete contenti del catamarano?
Era meglio il monoscafo?
Quali sono i vantaggi e quali gli inconvenienti?

"Il catamarano è incredibilmente più comodo" dice Jane, "più spazio dentro, con quattro cabine comode e indipendenti e con un salone immenso, più spazio fuori, con una enorme veranda.
Poi non sbanda, e non si devono fissare tutte le cose ogni volta che si parte, è molto più veloce, e i passaggi oceanici diventano corti quasi della metà.
E poi dal catamarano il mare si vive meglio, si sta più in alto, si gode il paesaggio, si ha una migliore ventilazione, insomma, si sta più comodi".

Via via che parla Jane continua ad elencare solo vantaggi.

E gli svantaggi?

Il peso, risponde. Il carico di un catamarano è limitato. La gente tende ad ignorare le istruzioni del costruttore e a caricarlo a piacere, come si farebbe con un monoscafo.
Se ci si mettono 60 metri di catena invece che trenta, 500 litri di acqua invece che 250, 400 di gasolio invece che 200 e poi si aggiungono i libri, le provviste, le bombole da sub, e tutto il resto va a finire che la barca è sovraccarica e si comporta male.

Il galleggiamento si abbassa, la clearance tra i due scafi si riduce e le onde ci picchiano sotto, aumenta la tendenza ad ingavonarsi, aumentano gli sforzi e le rotture diventano molto probabili.

Il problema si pone soprattutto con i catamarani di serie, che non sono disegnati per la crociera a grande raggio. "Questo su cui navighiamo ora", continua Jane, "è stato progettato appositamente per noi, in modo da poterci mettere le stesse cose che avevamo sul nostro vecchio 44 piedi: tanta catena, tanta acqua, tanti gasolio, tanti libri ecc.ecc.

Ce l’abbiamo da 4 anni e ne siamo contentissimi"Un catamarano da 38 piedi, insomma, se progettato bene, può caricare le stesse cose che stanno su una barca a vela di 44 piedi.

Ma offre molto spazio e comodità in più.

Altri difetti: “beh, la bolina, sia perché il catamarano bolina e non va al di sotto dei 55°, sia perché siccome dispone di molta potenza tende ad essere troppo veloce, e andare a 10, 12 nodi contro onde di due o tre metri può essere terrificante.e sicuramente bisogna che lo skipper sappia sempre considerare e calibrare bene il tutto.

Bisogna sempre ricordarsi, di tenere bassa la velocità, anche perché altrimenti si rischia di rompere qualcosa”.

Così, chi acquista un catamarano, deve essere anche un po’ ingegnere.

Deve capire gli sforzi e la resistenza dei materiali, deve conoscere bene la propria barca e sapere quando si può forzare e quando è importante ridurre.

Ci sono poi alcuni inconvenienti minori: nei porti del terzo mondo è difficile trovare strutture attrezzate per alare i catamarani.

La larghezza impedisce di utilizzare i travel lift.

Bisogna noleggiare e far venire delle gru, cosa non sempre possibile e comunque sempre complicata e un po’rischiosa.

In compenso, se necessario, si può far carena su una spiaggia, approfittando della bassa marea.

Abbiamo lasciato per ultimo l’inconveniente più grosso: il prezzo.

I catamarani sono costosi, molto più delle barche a vela, sia perché sono grandi, sia perché si avvalgono di tecnologie e materiali d’avanguardia dove è difficile fare economia.

Morale, la diffidenza è ancora grande, e le opinioni del tipo: “io su un affare di quel genere non ci andrei mai!” sono ancora molto diffuse, soprattutto tra coloro che in definitiva poi non ci hanno davvero mai navigato.

A me, solo ora, una volta averci potuto con un catamarano navigare almeno una stagione credo di poter concludere che;

posto che lo scafo sia progettato e costruito bene, che sia lungo almeno 10-14 metri, e che lo skipper sia competente un po’ in campo ingegneristico, e che si disponga del capitale necessario, la scelta del catamarano, anche per la navigazione oceanica, stia diventando una opzione ormai possibilissima, se non per i costi ancora troppo elevati.

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